Dal Blog

19/07/2018

Nasce Closure, studio ...

Closure presto farà ufficialmente il suo debutto ...
16/07/2018

Il grillo parlante

 Intervista non seria all'autore di Gattini ...
12/07/2018

Eduardo di Stregomics

Quando è nata la tua fumetteria? Domenica 15 ...
9/07/2018

Eris e il progetto Stigma

Nata nel 2009 come piccola realtà indipendente, ...
6/07/2018

Jessica Loputyn

  Quanto è difficile per un autore raccontare ...

Claudio Avella: e se a Napoli si nascondesse il futuro?

04 Aprile 2018 di  Redazione in collaborazione con Star Shop Napoli

Ciao Claudio, di recente Shockdom ha dato alle stampe Junky Cable, la tua ultima opera. Ci racconteresti il tuo percorso di fumettista?

Dopo il diploma alla scuona italiana di Comix, iniziai a lavorare per Coniglio editore ed altre case erotiche americane, ho realizzato svariati albi come Artist per Zenescope e Aspen. Insieme al collettivo Artsteady ho realizzato 47 Deadmantalking e Le disagevoli avventure di Cisko.
Ho realizzato poi il progetto personale autoprodotto Demon's Daughter in 2 albi (il secondo con vari artisti italiani e stranieri). Fino a realizzare Junky Cable che al momento è l'albo singolo più lungo che ho fatto.

Ci sono artisti che hanno influenzato il tuo percorso professionale?

Svariati, sarebbe impossibile citarli tutti nei vari campi di appartenenza, mi limiterò a fare alcuni nomi: Masakazu Katsura, Masamune Shirow, Moebius, Brandon Graham, Bastien Vives, Michelle Sanlaville, Katsuya Terada, Robert Kirman, Glyn Dillon, Cory Walker, Alan Moore e altri 1000.

Hai lavorato anche con editori statunitensi: che differenze hai riscontrato rispetto al modo di fare fumetti “made in Italy”?

In quel caso il lavoro è molto più diviso, a me arrivano script, una volta realizzati i layout e accettati, si procede con le tavole definitive.Il tutto deve essere realizzato in circa 20 giorni dato che le uscite sono mensili e bisogna dare il tempo a scrittori, coloristi e postproduzione di lavorarci.
In Italia ho lavorato maggiormente come autore completo quindi il lavoro di editing è meno incisivo, non per questo non impegnativo (Chiara Zulian ha fatto un gran lavoro e ha avuto qualche grattacapo con me :P)e per quanto mi riguarda più appagante.

Torniamo a Junky Cable: presentacelo in breve e convincici ad acquistarlo!

Junky Cable ci parla di un futuro non facile ma nel quale il razzismo non esiste più, c'è la libertà di poter amare chiunque al di là del colore della pelle e del sesso. Racconta le avventure di due eroi ai margini della società e con la fama di mercenari che si sono schierati contro lo strapotere delle corporazioni,  questi seguono però il loro cuore e per poter riportare a casa la loro figlia adottiva sono disposti a tutto. Si troveranno in questo mondo folle a mettere da parte loro stessi per il bene del pianeta. E' una storia che inizia in modo leggero e scanzonato ma che assume carattere via via più maturo e impegnato, mettendo una luce sui problemi interiori e sociali del futuro, specchio della nostra società.

Dal passato al presente, e poi al futuro: hai un progetto nel cassetto o un sogno “artistico” da realizzare?
Ho altri progetti in cantiere, vorrei realizzare una storia che tocchi temi più personali, che faccia riflettere ed emozionare, potrei dire che lo faccio per il pubblico, ma la verità è che chi ha questi mondi dentro ha la necessità di farli uscire e se arrivano in qualche modo agli altri, quel desiderio si trasforma in gioia e completezza.

 La figura della donna nel tuo volume è di primo piano: forte e combattiva. C'è stata una rielaborazione culturale o fa parte del tuo trascorso?

 Sono cresciuto leggendo varie storie reali o di fantasia in cui donne forti prendevano la situazione in mano e la risolvevano, quindi in parte è sicuramente un fattore rielaborato, dall'altro lato, amo molto la psicologia e la sensibilità femminile, la capacità di alcune donne di farsi carico dei problemi altrui e familiari e risolverli senza remore. Credo che ci siano persone giuste e valide in entrambi i sessi e conto su di loro per un futuro migliore.

 Quanta parte c’è del tuo trascorso e della tua cultura nei tuoi volumi e dove la ritroviamo?

Molta, penso che tutti gli scrittori in qualche modo applichino una sorta di transfert sui loro mondi, riversandoci parte di sé. Nel mio caso a parte l'esperienza nel conoscere persone e tentare di conoscere sé stessi, osservandosi dentro, meditando sul senso delle nostre azioni c'è proprio una serie di interrogativi, di malesseri, di problemi che affliggono la nostra società che trovo necessari mostrare. Quando alcuni eventi negativi ti colgono, si attiva nella tua mente un atteggiamento filosofico, che ti costringe a porti domande sul senso della vita, del perché ci accingiamo a vivere nonostante tutte le cose brutte, ognuno trova la sua risposta, io l'ho trovata in varie cose e tra esse sicuramente il Buddhismo, e altre culture orientali mi hanno preso emotivamente. Tutto questo è in Junky ma condito con un'atmosfera leggera, con una risata che, diciamocelo, è necessaria per arrivare al pubblico per permettergli di interessarsi senza annoiarsi.

Quindi quanto sono importanti le “origini” nella tua vita?

Sono assolutamente importanti, bisogna ricordarsi sempre del posto da dove veniamo, è nelle piccole cose, nelle piccole gioie e nelle sofferenze che cresciamo, e quelle si vivono principalmente da piccoli. I primi scontri, i primi nemici e primi amori. Questo però deve essere solo un trampolino, odio un po' quella visione provinciale nella quale non si cresce mai, non si esce dalle origini e ci si scontra col resto del mondo. Solo aprendosi al nuovo si capisce che tante convinzioni sono sciocche, è grazie a questo che si evita di sprofondare in una situazione pessima come quella che haimè sta attraversando il nostro paese, (aiutata pure da alcuni potenti media, altro aspetto che in qualche modo è presente in JC) fatta di razzismo verso chi è diverso da noi e dell'incapacità di aprirsi al nuovo.

Come i paesaggi di Napoli sono entrati nelle tue tavole?

 Quando giro per Napoli e per Stabia e altri posti della zona ho spesso una sensazione di stare vivendo in un posto cyber punk, in cui tecnologia e retrogradismo convivono. appartamenti e paesaggi degradati a fianco a grattacieli tecnologici, personaggi strambi, e persone del paesino che però si aprono su discorsi politici e tecnologici, musica elettronica, degrado e tecnologia che vivono a pari passo. Ho dimenticato di inserirci una pizza futuristica, toccherà accontentarsi del Venus Tofu. (scherzo) 10.

La struttura di Junky Cable lascia molto perplesso il lettore perché lo sbalza da un piano di lettura semplice ad uno più complesso senza avvertirlo: è voluto?

 Sì, è assolutamente voluto, nella prima parte oltre presentare i protagonisti in modo leggero, volevo far si che il lettore si aprisse a ciò a cui volevo dare importanza. Partendo dalla cultura giapponese che spesso ci ha istruito facendoci capire che divertendoci possiamo raggiungere ragionamenti più profondi, alla commedia napoletana di De Filippo, per passare ai fumetti di Paz, Sanlaville e GIPI, ci sono molti altri esempi con cui possiamo capire che dietro la risata si nasconde altro. In Junky Cable questo è palpabile, da un inizio in cui i personaggi ci vengono presentati coi loro aspetti folli, caratteristici, tossici fino ad approfondire cosa è importante per loro, cosa sono disposti a sacrificare per il bene altrui, soprattutto loro, gli ultimi, che sono ai margini della società (perché hanno una taglia sulla testa), ci mostrano invece la loro profondità e ciò che li e ci rende veramente umani, l'affetto, la benevolenza, il sacrificio e la capacità di provare empatia

 

 

Lascia un commento

Assicurati di aver digitato tutte le informazioni richieste, evidenziate da un asterisco (*). Non è consentito codice HTML.

Ultimi tweet