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Daniele Pignatelli di Comic House

07 Maggio 2018 di  Redazione

Quando è nata la tua fumetteria?

 Comic House, che inizialmente si chiamava Comic Land, nasce a Sarzana nel 1989, e dopo un paio di gestioni, è mia dal 1998.

 Cosa hai dovuto fare per realizzare la tua idea di aprire una fumetteria?

In realtà non l’ho aperta ma rilevata, comunque ho dovuto imparare un mestiere che, fino ad allora, conoscevo solo dalla parte del cliente.

 Perché hai scelto di aprire una fumetteria?

Ho scelto questo lavoro perché amo il fumetto da sempre, e quando si è presentata l’opportunità di rilevare il negozio presso cui mi servivo, non ho avuto dubbi.

Qual è il tuo prossimo obiettivo che vuoi realizzare con la fumetteria?

 Nel corso degli anni mi sono tolto parecchie soddisfazioni. Credo che in un momento come questo, tra congiunture economiche e concorrenza pressante delle librerie di varia, riuscire a tenere le posizioni sia già un obiettivo notevole.

 

 

Cosa pensi del mercato fumettistico?

Penso che il mercato sia in espansione, e oggi come oggi sia più “facile” proporre un fumetto a un lettore. Questo però spesso non va di pari passo con gli strumenti che vengono messi a disposizione delle fumetterie per cavalcare quest’onda. Nel mercato b2b del fumetto esistono ancora regole bizantine, che di fatto, nel 2018, limitano e non poco l’autonomia di gestione che noi librai ci troviamo a poter avere.

Quale potrebbe essere, secondo te, un modo per ampliare il mercato fumettistico?

Metterci a disposizioni gli stessi strumenti che vengono usati ad esempio dalla varia. Il reso non è una parolaccia e non deve essere un tabù, se viene utilizzato per sovraesporre volumi che altrimenti sarebbero relegati in singola copia, quando non addirittura ignorati. Non possiamo continuare ad essere una sorta di bancomat per editoria e distribuzione, un canale di vendita certa per il quale nulla viene fatto, almeno alla luce del sole, per agevolarci. La nostra professionalità e la conoscenza della materia è per forza di cose maggiore di quella di un commesso Feltrinelli qualunque (altrimenti perché continueremmo a vendere fumetti?), con la stessa potenzialità di fuoco penso che potremmo fornire numeri di vendita molto migliori di quelli cui siamo costretti ora.

Come sarà il mercato fumettistico tra 5 anni?

Spero ne esista ancora uno, per cominciare. Spero che non venga totalmente indirizzato verso la libreria di varia, i gusti e le tendenze del lettore “medio”. I lettori di fumetto non sono lettori medi, ma sono lettori spesso con gusti precisi e voglia di spendere e di leggere. Non credo che il digitale farà questi gran danni al settore, ne avrebbe già iniziati a fare, ma temo che la fumetteria stia dirigendosi sempre più verso un bivio di “evolversi o morire”, dove per evolverci serve lo sforzo di tutti.

Cosa devono fare, secondo te, le fumetterie per restare e crescere sul mercato?

 Fare cartello senza dubbio, come prima cosa, a livello sindacale e promozionale. Aumentare l’offerta presso il punto vendita, smettendo con le politiche dei “duri e puri”. Il pubblico chiede cose? Diamogliele, mantenendo ferma la “mission” che crediamo di avere, nel far leggere le cose belle ai nuovi lettori. Lavorare meno con chi ci ostacola, il meno possibile, e incrementare la presenza in libreria di editori “amici”, che possono seguire e comprendere le nostre esigenze. Le prime cose che mi sono venute in mente sono queste.

In futuro più prodotti o più servizi?

Prodotti, per forza di cose. Non siamo una categoria da servizi, secondo me, siamo librai e tali dobbiamo rimanere. Il che non vuol dire cercare di vendere Sandman e Dino Battaglia fino alla fine dei nostri giorni, ma continuare a fare il nostro lavoro. Non sono nemmeno sicuro di quali possano essere i servizi che un negozio come il nostro può offrire a un pubblico.

 Qual è la mentalità vincente per avere una fumetteria di successo?

Non saprei, personalmente non posso dire se la mia fumetteria sia o non sia “di successo”. Io lavoro come credo si debba lavorare, cercando di soddisfare le esigenze dei clienti fin dove mi è possibile, cercando di proporre eventi e iniziative. Non credo si possa fare questo lavoro stando fermi su uno sgabello ad aspettare che entri qualcuno, vendiamo prodotti marginali per la vita di molta gente, quindi il cliente va conquistato metro dopo metro, persona dopo persona, e da fermi questo non si può fare.

 

 Cosa ne pensi del digitale?

Penso possa essere uno strumento utile per certi versi, e inutile per altri. E’ comodo per chi viaggia molto, e può essere comodo per chi ha voglia di lanciarsi in titaniche imprese di lettura senza finire in rovina. Penso a chi volesse recuperare la Marvel daccapo, anche per un singolo personaggio, tra spesa e spazio.

Quali strumenti utilizzi per restare aggiornato?

Internet ovviamente, che è l’unico strumento veramente aggiornato, anche se incompleto. Non esiste uno strumento dedicato solo ai librai, i cataloghi sui quali ordiniamo sono quasi sempre di parte, e descrivono a noi l’albo che propongono allo stesso modo in cui lo descrivono al lettore. Questo non ci aiuta, leggere che il tal fumetto “spacca” su Anteprima non è una comunicazione diretta a noi.

Come può un piccolo editore farsi notare dalle fumetterie?

 Ascoltandoci, parlando con noi, proponendoci cose e ragionando sulle nostre proposte. Un editore che abitualmente non viene trattato da una fumetteria, per entrarci come punto vendita, deve proporre qualcosa, che possa essere vantaggioso per ambo le parti. Se la clausola è 30% di sconto, minimo d’ordine fisso e titoli imposti (cosa che mi è capitata, pari pari, con un editore di cui non faccio nome), allora no grazie, provate da un’altra parte, dove magari non sanno lavorare e credono che una cosa del genere possa essere interessante.

 

 

 

 

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