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Angela Vianello il senso della palette di Colors.

04 Giugno 2018 di  Redazione

Perché hai iniziato a disegnare?

Ero molto poco eloquente, molto poco sociale, e in casa ciò che si trovava più facilmente erano fogli  di ogni genere e penne, pennarelli o matite. In più mia madre e mio padre disegnavano per diletto, quindi ci trovavamo bene nei momenti in cui prendevo in mano un pennello o un pennarello, ero un pesce dentro l’acqua, al contrario di quel che vivevo fuori casa, in cui tutto era estraneo, rumoroso e frenetico. Tutti questi fattori hanno fatto sì che io mi avvicinassi al disegno, la mia passione poi ha fatto in modo di restare su quel binario.

Quali sono i tuoi colori preferiti?

Sono sempre andata a periodi. Ma di base ho sempre amato l’arcobaleno in generale. I colori dell’iride tutti assieme per me sono la perfezione, il tao del disegno. Cercavo di averne uno, perché è uno quello che sempre ti chiedono. Da piccola era il giallo, ora sono in periodo di grigio. Quando coloro sono molto attratta dai toni neutri, tendenti al freddo, sempre accostati ad una puntina di calore: rosso, rosa, salmone. Adoro in generale la neutralità. Blue, una delle mie ultime opere, ne è la piena dimostrazione. Le palette scolorite, rafforzate da toni brillanti sono predominanti.

 

Come si è evoluta la tua tecnica?

L’evoluzione non smette mai, lo dico per chi eventualmente crede che io abbia trovato “il mio stile” o che la mia tecnica rimanga sempre la stessa. Sono in costante movimento e ricerca. Anche se a livello di marketing è assolutamente sconsigliabile continuare a cambiare (perché non si è subito riconoscibili se da opera ad opera lo stile è molto differente), io cerco l’evoluzione costante. Non pretendo di trovare la mia cifra e che questa rimanga stabile per tutta la vita. Mi piace ricercare, tentare. Magari semplicemente, davvero non ho ancora trovato quello che mi rappresenta di più, ma ciò non mi preoccupa minimamente. Ora mi sto muovendo tra lo stile orientaleggiante e il realistico. Un esempio lampante lo si può trovare in Blue. A differenza di Aeon (altra mia opera ora conclusa), fonde quello che molti riconoscono come stile “manga” con una reinterpretazione realistica personalizzata. In questa opera di preciso uso l’acquerello, ma non significa che userò la stessa tecnica per altre opere. Anzi, cerco di impreziosire la storia, dedicando ad ogni opera un determinato stile di disegno. Aeon è completamente digitale, più pulito, Blue è grezzo e manuale. Vedremo cosa verrà fuori al prossimo giro!

Cosa sono le sfumature per te?

Dipende da cosa si intende. Se si intende sfocatura; posso dire che adoro giocare con la non chiarezza. Sfoco volontariamente punti del disegno che non seguono logiche fotografiche. E lo faccio per dare una certa impronta all’immagine. Sposto l’attenzione del lettore dove desidero, anche grazie alla sfocatura. Più spesso la utilizzo negli occhi, sulle iridi, che risultano poco chiare, quasi sfuggevoli, liquide e sensuali. È il mio modo per coccolare il lettore e trasportarlo in un mondo ovattato e fantasioso, in cui si fatica a vederne i contorni. Se per sfumature si intendono le pennellate e il modo mio di dipingere molto sfumato, quasi oleoso, allora posso dire che mi piace molto tenere una morbidezza in quel che faccio, mantengo le parti nette, ben definite per descrivere l’ombra, ma in vari punti, sfumo con pennelli morbidi, perché (come dicevo per la sfocatura) amo gestire l’attenzione del lettore, manipolando le immagini in maniera non realistica.

I colori che emozioni ti danno?

Adoro l’armonia e il contrasto delle varie palette di colori. I colori danno tutte le emozioni, perché nascono come completi. Il rosso è forza, ma se lo schiarisci col bianco diviene rosa, più delicato, più infantile. Il Blu è profondità, mistero, ecc… ogni colore ha una sua impronta, quindi emozione che ne scaturisce, e calibrandoli tra loro crei sinfonie di emozioni. I colori sono terapeutici, sono lo specchio di quello che hai dentro. Ti infastidisce un colore? Probabilmente hai un piccolo problema con una determinata emozione o parte di te. Io personalmente parlo col colore attraverso le mie opere perché ti tocca l’anima. Un disegno è meraviglioso, ma il colore ti entra. È la colonna sonora del fumetto. Prendo sempre come esempio Blue, la mia ultima opera, perché ho studiato me stessa e cercato di trasporre tutto quello che ho da dire con il colore. Infatti per me, Blue è un fumetto che parla più col colore e le atmosfere che altro, che ti accompagna durante la storia, cambiando leggermente la palette per farti capire l’emozione dei protagonisti. In Blue uso gli azzurri e i blu come base, molto neutri, molto scoloriti, per far capire che ci troviamo in un universo misterioso, poco chiaro. Poi in contrasto uso i colori caldi, dai rosa ai più forti rossi, per far percepire l’intensità dell’emozione dei protagonisti. Aqua ad esempio, che è la protagonista, sarà caratterizzata da colori sempre più scuri o neutri, ma con punte di rosso sempre più forti, per far intuire che più aumenta la sua “oscurità”, più cresce in lei qualcosa di sempre più forte. Dolore? Volontà? Forza? Lo si saprà solo leggendo l’ultimo capitolo.

Hai un pittore preferito?

Purtroppo conosco davvero pochissimi pittori, e come cultrice del disegno me ne vergogno. Amo alla follia Michelangelo, Caravaggio per il loro modo di vedere le forme, le luci ed ombre. Amo Egon Shiele per il suo modo particolarissimo di stilizzare le forme. Nelle mie opere si possono percepire le influenze da questi autori. Soprattutto in Blue, ma anche nelle varie copertine di Aeon o alcune opere raccolte in Colors, il mio artbook appena uscito.

Che musica ascolti?

Tantissima. Prima di amare il disegno, amo la musica. È raro che uno stile musicale mi faccia schifo, perché c’è sempre un brano meraviglioso e ben fatto, ben pensato in tutti i generi musicali. Dal Metal, alla classica, alla pop. Ognuno è solo un modo di dire una cosa in un determinato periodo storico. Quindi mi ritrovo ad ascoltare di tutto e di più. Prediligo i brani non cantati, soprattutto quando lavoro. Non sempre ascolto musica durante il lavoro. Dipende dall’ispirazione. Ci sono giornate in cui impera il silenzio in casa, giornate in cui ascolto musica movimentata a tutto volume. Ancora non ho trovato una stabilità lavorativa da questo punto di vista. Ma posso dire che in generale la musica lenta, poco ritmata e scandita da batteria, parole o simili, fa fluire meglio le mie idee. Quindi posso dire che il più delle volte le colonne sonore mi accompagnano in quel che faccio. Da Thomas Newman, James Newton Howard, James Horner, Hans Zimmer, John Williams, faccio il pieno di bellissime emozioni, che poi inserisco nelle mie opere. A volte ricerco il brano migliore con cui lavorare, per aiutarmi a tirare fuori un emozione intensa, e poterla raccontare attraverso la colorazione. Gli esempi più lampanti li si ha con la mia opera White (piccolo cartone animato pubblicato su YouTube), dove si vede chiaramente il brano usato durante la lavorazione, perché l’ho poi inserito davvero come colonna sonora dell’animazione.

 

Cosa ti aiuta quando lavori?

Come dico sopra, dipende, musica o silenzio totale. Non ho ancora trovato un equilibrio. Ma essendo autrice completa, svolgo effettivamente compiti diversi, di ogni genere. Mentre scrivo non posso sentire musica con parole, perché mi confonde nel processo di creazione della storia, invece durante la colorazione posso ascoltare ogni genere di cosa, anzi, spesso mi aiuta. Non sempre mi sveglio la mattina con l’emozione giusta da trasmettere, ecco, la musica mi aiuta a tirare fuori quello che non ho in quel momento.

 

Sei competitiva?

Sono competitiva con me stessa in primis, non mi accontento mai, mi vedo lottare contro le mie incapacità, quando so che posso fare di più, mentre dove so che non ce la faccio, studio per potermi superare. E questo succede anche nei confronti degli altri. Fortunatamente il mio lavoro mi occupa a tal punto che non riesco a vedere tutto ciò che fanno i colleghi, altrimenti mi sparerei.

Come ti giudichi?

Nè un genio né una novellina. Una persona che tenta di fare sempre meglio. Che non è capace di fare cose, ed è capace di farne altre. Spicco per il colore, ma pecco nella comunicazione scritta. Col prossimo, ed ultimo, volume di Blue ho studiato molto di più tutto ciò che riguarda la trama, le parole usate, infatti il tempo dedicato a tutto ciò è quasi pari al tempo che sto dedicando al disegno e il colore.

 

Qual è stato il viaggio più bello della tua vita?

Purtroppo non amo viaggiare, lo faccio solo con la fantasia. Non amo i posti, non ce la faccio ad apprezzarli, mi scivolano addosso come se li stessi osservando dallo schermo di un pc. È un mio limite, sto cercando di capire come “guarire”. Ho viaggiato pochissimo,  roba che si può contare sulle dita di una mano. Ho viaggiato moltissimo per lavoro. Posso dire che i viaggi migliori li ho fatti non perché il posto mi abbia colpito, ma per la compagnia. Proprio ultimamente ho fatto un paio di viaggi, uno con le mie sorelle e mamma, davvero bello, ma so che è stata la compagnia, le cose dette, che mi hanno fatto rimanere impresso il momento. Idem qualche giorno fa, sono stata in un bel posto, ma è chi ho conosciuto che mi ha cambiato la vita in questo viaggio. Per ora è così.

 

Quale altro fumettista ti piace?

Purtroppo il tempo di seguire altri fumettisti non lo ho. Sono ferma al passato, a Otomo, ad Akira Toriyama, a Miyazaki (sì, ha fatto fumetti). Nelle mie opere ci sono presenti tutti loro.


Com’è cambiato il manga?

Già di per sé la parola manga io non la riesco ad inquadrare bene oggi, in un mondo in cui la globalizzazione avanza, gli stili si intrecciano sempre più, “manga” per me vuol dire tutto e niente. Il manga ha una sua storia, è nato in Giappone, ma già prima di arrivare a noi (in Italia) è cambiato. Influenzato dal comics americano, francese, anche arte italiana, il manga come lo conosciamo noi oggi è di per se frutto di contaminazioni di varie culture. Se volessimo parlare di manga puro e senza influenze culturali, dovremmo forse andare ad aprire gli antichi rotoli giapponesi dell’epoca Edo, dove non esistevano vignette, dove i personaggi non avevano gli occhioni giganti di oggi, e tutte altre caratteristiche che oggi attribuiamo esclusivamente al manga. Io non sono molto acculturata, ma posso garantire che dal momento della sua creazione il manga è cambiato già in patria, arrivato a noi come ibrido, e continua tutt’ora a cambiare. E per me i cambiamenti sono sempre in meglio. Il senso di stilizzazione, di gestione degli spazi. I giapponesi hanno dentro di loro lo splendido potere di sapere stilizzare, saper far passare le emozioni, la velocità e il movimento attraverso la carta. Spero di essere ancora in vita quando arriveremo a capire che non esiste più né manga, né comics né graphic novel, ma un unica meravigliosa arte della comunicazione, che tutti insieme abbiamo contribuito a migliorare.

Hai mai sperimentato con l'acquerello o con altre tecniche oltre al digitale?

Io sono del 1985, il che significa che sono cresciuta esclusivamente col disegno manuale, il digitale è entrato nella mia vita solo a vent’anni. Quindi l’acquerello è da dove sono venuta. È buffo perché ho passato la mia vita più a disegnare piuttosto che colorare, ma se coloravo, lo facevo ad acquerello e matite colorate. Oggi mi trovo a tirare nuovamente fuori dal cassetto questa mia passione con Blue, infatti la tecnica è per metà acquerello e metà digitale. Altre tecniche non le ho ancora sperimentate. Solo matite colorate ed Acquerello. Mi sono avvicinata agli acquerelli perché adoro la cedevolezza dell’acqua, la cosa più affascinante di questo mondo. Non la puoi calcolare, devi adattartici, devi lasciare che sia l’ignoto a decidere per te. È Come un oracolo! Mi piace moltissimo.

 

Il fumetto vive di immagini ma è sorretto da parole che rapporto hai con la sceneggiatura delle tue opere?

Come dico sopra, la mia più grande pecca è il parlare, lo scrivere e il comunicare con le parole in generale. Forse è proprio per questo che mi sono avvicinata al disegno, perché non so esprimermi in nessun’altra maniera.  Ma non per questo mi fermo, anzi, se una cosa non la so fare, la studio. Nella vita ci insegnano che se non sappiamo fare una cosa, non ci siamo portati, ergo dovremmo delegare ciò a chi lo sa fare meglio. Ma nel mio caso ho qualcosa da dire, sarà anche grezzo ma c’è, devo solo lavorarci, perché ci tengo a parlare col mio pubblico di quello che ho dentro. Anche il solo fatto che io cerchi di migliorarmi, dovrebbe essere un bel messaggio per dire che ognuno di noi ha il potere di essere ciò che vuole, in barba a talenti e poteri divini dati dal cielo, messaggio che non mi stancherò mai di tramandare nelle mie opere. vi consiglio caldamente la lettura di Blue 2, che arriverà a Lucca Comics, perché racchiude tutti questi significati. Rompete le vostre barriere, lo potete fare, anche se tutti vi diranno che state sbagliando, perché nessuno lo ha mai fatto prima di voi, fatelo. Divenite tutto ciò che di bello potete immaginare, la fantasia è ciò che ci tiene in vita, è come l’ossigeno della mente.

 

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