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L' Amore tra paura e dolore di Fontanili

11 Giugno 2018 di  Redazione

Ciao Marco

Ciao Francesca, un saluto a te e a tutti i coraggiosi che si cimenteranno nella lettura di questa intervista!

 

Marco è davvero così dolorosa una storia d’amore?

Per quanto riguarda le mie passate esperienze: sì. Parecchio. Ma tieni presente che ho sempre sofferto tantissimo anche per le storie che non sono mai nate. Ed è grazie a questo ultimo caso che ho creato “L’Amore non ha Pietà”.  Diciamo che ho la fortuna/sfortuna di avere dei sentimenti molto, molto forti. Sia positivi, che negativi. Questa mia “condizione” non mi ha mai reso la vita troppo facile, ecco. E non parlo solo di relazione amorose in senso stretto, ma ovviamente anche la rottura di varie amicizie ha influito molto sul mio modo di vivere e, di conseguenza, di raccontare.

                                                                                                                                                                                 

In l’amore non ha pietà descrivi anime ferite o Paure?

Credo entrambe le cose. Per anni sono stato condizionato dalla paura di essere ferito di nuovo. Anche solo l’idea di vedere il viso di una persona in particolare mi terrorizzava, quindi uscivo veramente poco di casa. O ero sicuro di non vederla, o me ne stavo in camera a disegnare.
Mi ci è voluto TANTO per superare la cosa. E quel TANTO a cui mi riferisco è una nuova relazione amorosa, con annessa una nuova sofferenza. Diciamo che c’è stata una sorta di sostituzione: una nuova ferita, al posto dell’altra che ormai si era cicatrizzata.

 

In una tua intervista Hai detto che tutte le tue storie nascono da un’esperienza personale e il protagonista di L’amore non ha pietà fa una scelta che trovo radicale: l’hai condivisa?

Sì. Se racconto un determinato tipo di sensazione o di idea è perché, fondamentalmente, la condivido o l’ho condivisa in un periodo della mia vita. Dopo la fine della mia prima relazione non ho voluto saperne nulla per più di un anno. Poi, pian piano, ricominciai a frequentare qualche ragazza. Ma come dicevo nella risposta precedente: la paura era troppa e mi fermavo. Consapevole di creare sofferenza a mia volta. Fortunatamente però, dopo la seconda relazione (che è stata un disastro e mi ha fatto finire in ospedale, tra l’altro) il mio modo di vivere è cambiato parecchio.

 

Hai pubblicato dei prodotti molto coraggiosi, la tua sperimentazione spazia dalla parola, o assenza della stessa, agli stili. Le variazioni sono legate alla ricerca della “perfezione”, di un tuo stile, o delle perfezioni?

A livello di disegno, sperimento soprattutto per due motivi. Il primo, è perché penso che ogni storia abbia bisogno di un segno specifico. Quindi in base a quello, decido i vari materiali da utilizzare e il come approcciarmici. Che sia in maniera tradizionale o digitale, poco mi importa. Credo che l’importante sia arrivare al fulcro del messaggio che vuoi dare.
Il secondo, invece, è perché mi annoio. Nel senso che, al momento, l’idea di realizzare un fumetto di 150 pagine utilizzando sempre lo stesso stile non mi piace. Sento il bisogno di sperimentare, di avere un po’ paura di quello che sto facendo. Sicuramente mi aiuta a mantenere la concentrazione e a non farmi distrarre da ciò che mi circonda. In più, non lo so, chiamiamola “Adrenalina da Fumettista” :D

Per quanto riguarda la parte di scrittura, lì mi lascio proprio trasportare. Senza studiare troppo la cosa. Se mi viene un’idea, la faccio. Se mi rendo conto che in alcune parti la parola non serve, la tolgo. Questa forse è la parte in cui mi sfogo di più. “L’Amore non ha Pietà” per me è stata una sorta di diario. E infatti la lavorazione è stata tutta in improvvisazione. Non sapevo cosa ci sarebbe stato nel capitolo successivo. Avevo in mente l’inizio e la fine, tutto il resto non c’era.

 

Le tue tavole sono cupe e angoscianti con contrasti di colori molto drammatici. Usi una palette molto scura. Quali sono i tuoi colori preferiti?

Se dovessi farti una TOP3, ti direi: nero, bianco e rosso. Ma mi piacciono molto anche il viola e il verde.
Però, come “narratore per immagini”, ti direi che mi piacciono tutti. Dipende esclusivamente da cosa devi raccontare. Una delle lezioni più grandi che mi siano mai state date e che mi ripeto in continuazione è: il colore è narrazione. Solo dopo questa regola si può iniziare a parlare di contrasti e di tecnicismi vari.

 

Sei molto giovane eppure hai già una tecnica invidiabile. Come si arriva a questo livello?

Disegnando parecchio, innanzitutto. Anche lo studio è fondamentale. Guardare molto sia dal mondo del fumetto che dall’arte nel senso più puro del termine mi ha aiutato tantissimo. Per farvi un esempio, il mio pittore preferito è Zdzisław Beksiński. Tutto il mio immaginario horrorifico è nato grazie a lui, principalmente.
Ma potrei nominarvi un numero infinito di influenze.

 

Quali sono le tue più grandi paure?

Questa è una bella domanda. Sentire il battito del cuore mi manda in paranoia e mi fa abbastanza paura. Non perché abbia paura di morire ma perché, al momento, con tutte le cose che ho e che voglio fare, sarebbe un po’ una rottura di palle. Sicuramente però, la mia paura più grande è quella di fallire e di non raggiungere il mio sogno. Ovvero quello di trasformare le mie più grandi passioni in un lavoro. Non credo che riuscirei a vivere una vita senza disegno.

 

Quali sono i tuoi progetti futuri?

Dopo aver passato qualche mese a occuparmi principalmente di disegno, la voglia di raccontare è tornata più prepotente che mai, per questo ho deciso di prendermi un periodo per lavorare al mio prossimo fumetto. Che questa volta nasce proprio da quello che dicevo nella risposta alla domanda precedente: la paura di fallire. Ma è ancora presto per parlarne.

Quali film prediligi?

I film sono una componente fondamentale della mia vita.
Adoro soprattutto i film Horror, ne ho più di 400 nel mio studio tra DVD e Blu-Ray (ma ne ho visti molti, molti di più). Spazio sia tra i classici degli anni ’20 – ’30 – ’40 e ’50 ai film più recenti. Dalle pellicole indipendenti, ai film più mainstream. Ho proprio una fissazione per il genere.
Adoro i classici per le atmosfere e per le scenografie. Il castello di Dracula, il laboratorio del Dottor Frankenstein, il bosco dell’Uomo Lupo, l’ambientazione paludosa del Mostro della Laguna Nera. Tutte queste cose hanno segnato tantissimo il mio immaginario. Dei film più recenti, invece, adoro il modo in cui viene sfruttato il genere. Film come Martyrs (giusto per citarne uno) saranno per me indimenticabili proprio perché, oltre alle scene violente e disturbanti, viene raccontato qualcosa di “superiore”. Poi ovviamente adoro i vari Freddy Krueger, Leatherface, Jason Voorhees… anche in questo caso potrei andare avanti per ore.  
Come curiosità, ti posso citare due dei film che mi hanno abbastanza traumatizzato. Ti nomino un classico e uno più recente. Il primo è sicuramente Nosferatu, del 1922, diretto da Murnau. Ecco, ogni singolo fotogramma di quel film mi terrorizza. Ho sia la versione in DVD che la versione in Blu-Ray restaurata. Questo per farti capire quando lo adori. L’altro invece, molto più recente, è Banshee Chapter, del 2013, diretto da Blair Erickson. Questo film è veramente strano, sia per quanto riguarda la storia, sia per quanto riguarda la regia. Non voglio dilungarmi troppo, ma se siete appassionati del genere questo titolo ve lo consiglio assolutamente.

Quale musica ascolti?

Anche in questo caso sono un po’ un maniaco. Ascolto praticamente solo Rock e Metal. Principalmente perché sono due generi così tanto vari che non sento il bisogno di ascoltare altro. Se ho voglia di roba tranquilla mi ascolto gruppi come Lynyrd Skynyrd e simili. Se invece ho voglia di un po’ di sana cattiveria mi faccio trasportare da gruppi come Pantera, Lamb of God, ecc… Anche qui spazio tra roba più vecchiotta e gruppi recenti. Sicuramente però, per quanto possa essere strano, le mie storie sono molto influenzate dalla musica. Ci sono due gruppi, nello specifico, che mi accompagnano da diversi anni nella realizzazione dei miei fumetti. I Type O Negative e i Five Finger Death Punch.
Ecco, nelle loro canzoni vengono narrate emozioni o messaggi che sento molto “miei”. Sempre per fare un paio di esempi, vi consiglio di ascoltare “Love You to Death” dei Type O Negative. Oppure “My Nemesis” dei Five Finger Death Punch. In quest’ultima, una strofa dice: “Don’t need the memories, Already wear the Scars”. Devo aggiungere altro? ☺

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