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Loriga

18 Giugno 2018 di  redazione

Quando è nata la tua fumetteria?

 Nel 1998, dopo un'esperienza lavorativa durata cinque anni, presso un'altra libreria-fumetteria che ha aperto la strada in città a questo tipo di attività e che mi ha permesso di capire le dinamiche di base.

 

Cosa hai dovuto fare per realizzare la tua idea di aprire una fumetteria?

 Intendi a parte investire dei soldi? Diciamo niente di particolare visto si è trattato della naturale prosecuzione di un lavoro che già facevo per altri.

 

Perché hai scelto di aprire una fumetteria?

Perché sono uno sconsiderato! Scherzo, in realtà l'idea mi frullava in testa da molto essendo io da sempre un appassionato e un collezionista di fumetti. In più gli anni '90 hanno dato a tutti l'illusione che da quel momento in poi la strada per un'attività di quel tipo sarebbe stata tutta in discesa!

 

Qual è il tuo prossimo obiettivo che vuoi realizzare con la fumetteria?

 Sinceramente? Portare a casa dei soldi, nel senso di uno stipendio dignitoso, obiettivo che col tempo si è fatto sempre più difficile da raggiungere visto che, lungi dall'essere al giorno d'oggi le fumetterie il luogo deputato alla vendita di tutto ciò che è letteratura disegnata, pare che invece tutti siano più bravi di noi fumettari, almeno a detta di molti editori che ci considerano troppo spesso un male (più o meno) necessario. O almeno, se tengono a noi si guardano bene dal farcelo sapere, non sia mai che ci montiamo la testa!

 

Cosa pensi del mercato fumettistico?

Penso che i 'piani alti' (quelli nei quali si prendono le decisioni, cioè) siano purtroppo popolati da professionisti improvvisati quando non da veri e propri filibustieri di piccolo cabotaggio che si immaginano come dei grandi strateghi! Però il male maggiore del nostro settore è dato secondo me dall'eccesso di passione che non si traduce automaticamente in capacità imprenditoriali ma al contrario troppo spesso in pasticci e avventurismo che generano effetti a cascata, danneggiando anche chi prova a lavorare in modo corretto.

 

Quale potrebbe essere, secondo te, un modo per ampliare il mercato fumettistico?

Quello di uscire dalle vedute ristrette che portano i maggiori editori a dare per persa la partita che andrebbe giocata nel favorire l'avvicinamento di nuove fasce di lettori. Fateci caso, quasi tutti i fenomeni che hanno contribuito ad aumentare la conoscenza dei personaggi e delle storie a fumetti nel grande pubblico (film, telefilm, webcomics) sono stati generati in modo esterno al nostro mondo da chi ha avuto fiuto nell'intuire il potenziale di proprietà sottovalutate proprio da chi le possedeva e le conosceva. In aggiunta, di questi successi il nostro settore non è stato in grado di avvantaggiarsi se non per brevi periodi. E vogliamo parlare poi della miopia che ha portato per anni e ancora porta i produttori a non favorire la presenza dei loro titoli nelle fumetterie, visto che la logica distributiva è basata sul “Vuoi i miei prodotti? Pagali prima possibile, in conto assoluto e con una scontistica ormai inadeguata (mentre vendo ad altri col diritto di reso e faccio sconti anche ai clienti finali) e poi, se riesci a venderli, buon per te, se non ci riesci e nel giro di poco tempo chiudi, pace! Avanti un altro (in possesso di TFR genitoriale) da spennare!” In più, che dire del cattivo vezzo di pensare ad un unico cliente ideale come il destinatario di quasi tutto: il nerd feticista e collezionista disposto a comprare gli stessi titoli in mille diverse edizioni che si differenziano solo per la copertina o altre amenità? Non possono certo essere questi i presupposti per ampliare il mercato e non può essere il solo compito dell'editore quello di stampare i prodotti che invece avrebbero bisogno di essere raccontati, incoraggiati, sostenuti e diffusi con tutti i mezzi possibili ma a partire da e in accordo con chi i fumetti li ama e li sa spiegare e procurare ai suoi clienti.

 

Come sarà il mercato fumettistico tra 5 anni?

 Probabilmente e realisticamente non troppo diverso, anche se:

-la diffusione nelle librerie di varia potrebbe definitivamente rivelarsi il grande bluff che fin da ora è possibile intravvedere

-la chiusura di un gran numero di edicole (già in atto) potrebbe modificare gli assetti di potere (vedi Bonelli e Panini)

-le vendite online potrebbero costituire, come nella maggior parte dei settori merceologici, la quasi totalità delle transazioni, a vantaggio di parassitarie entità esterne al nostro mondo.

 

Cosa devono fare, secondo te, le fumetterie per restare e crescere sul mercato?

 Devono innanzitutto resistere ed imparare a rinnovarsi nel rapporto con la clientela, curando la comunicazione, utilizzando il web e i social in modo efficace, aprendosi ai “babbani” ed accogliendoli in modo da non farli trovare a disagio ma piuttosto stimolando la loro curiosità.

 

In futuro più prodotti o più servizi?

 Decisamente più servizi, visto che di prodotti ne sono stati stampati quantitativi tali da bastare per un paio di vite, un profluvio di opere meritevoli di essere lette, rilette ed analizzate per anni che oggi rischiano di essere ignorate e fanno la muffa nei magazzini di editori, distributori e dettaglianti.

 

Qual è la mentalità vincente per avere una fumetteria di successo?

 Mi piacerebbe saperlo, mi farebbe davvero comodo, anche se penso di intuirlo. Forse, oltre ad una piazza adeguata, rappresentata da una grande città, servirebbero grandi capacità lavorative, entusiasmo, propensione alla socialità e fondamentalmente ottimismo. Tutte cose che col passare degli anni tendono a venire fisiologicamente meno e che non sempre possono essere compensate solo dall'esperienza o da una buona cultura.

 

Cosa ne pensi del digitale?

 Non credo che il digitale possa dare grandi risultati in termini economici anche perché il mercato sembra orientarsi sempre più verso la logica dello sconto e del deprezzamento, proprio a partire dalla vendita del supporto 'fisico' e dalla fondamentale scorrettezza degli editori nei confronti dei dettaglianti. Dopo aver insegnato per anni a considerare tutto scontabile non hai forse fatto passare il principio per cui è possibile avere tutto a poco o addirittura gratis?Per questo motivo in campo digitale sarà sempre più praticata la lettura “a scrocco”, che però paradossalmente può aiutare il settore a diffondere e mantenere vivo un interesse anche presso chi è costretto da motivi economici a scelte drastiche o a una maggiore oculatezza negli acquisti “fisici” visto che il digitale in campo fumettistico non potrà mai sostituire “the real maccoy”

 

Quali strumenti utilizzi per restare aggiornato?

 Principalmente il web che, nelle sue varie declinazioni, consente di sapere tutto quello che c'è da sapere in materia.

 

Come può un piccolo editore farsi notare dalle fumetterie?

 Con il contatto diretto e tutte le iniziative che facilitino “l'assaggio”: reso, conti vendita, presentazioni e pubblicità in favore delle fumetterie. Ovviamente è importantissima anche la qualità delle proposte, con la quale il piccolo editore mette in gioco la sua reputazione.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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