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21 Giugno 2018 di  Redazione


 

All’inizio del libro avete parlato delle belle esperienze: ma le brutte? 

Per quanto sembri strano, in realtà di BRUTTE esperienze proprio non ne abbiamo avute. E questo è anche uno dei motivi per cui è stato un viaggio così assolutamente pazzesco e senza precedenti per noi. Ma se proprio devo andare a trovare una cosa “spiacevole”, la prima che mi viene in mente è quando, appena arrivati a Yumura da Tottori, abbiamo chiesto all’ufficio informazioni locali se ci fosse una zona in cui avremmo potuto mettere la tenda e la ragazza al bancone, invece che mostracelo su una mappa, ha detto “Seguitemi, vi ci porto io”Ed è partita a manetta in macchina, dimenticandosi che eravamo stanchi, carichi e in bici. Quindi ci seminava ogni 30 secondi e noi arrancavamo come dei pazzi per starle dietro. Sono stati 15 minuti di imprecazioni importanti. 

 


Se dovete raccontare di un comportamento che vi ha dato fastidio quale sarebbe?

L’unico comportamento fastidioso che riesca a ricordare è quello del NIK del passato, durante i primi giorni di viaggio. Uno dei motivi per cui questo viaggio ha letteralmente cambiato la mia vita è stato il fatto che mi ha insegnato ad abbandonare l’illusione del controllo su ciò che succede. All’inizio del viaggio io ero molto rigido, volevo sapere dove saremmo arrivati a fine giornata, dove avremmo messo la tenda, dove avremmo mangiato. Pian piano sia io che Sio abbiamo imparato che le cose migliori succedevano proprio improvvisando, lasciando tutto al caso, o meglio, al Viaggio. Tra tutte le cose che ancora oggi porto dentro di me di questo viaggio, questa è sicuramente la più importante. 

 

 


E uno che vi ha emozionato positivamente?

Legandomi alla risposta alla domanda precedente, il comportamento che mi ha più emozionato positivamente è stato proprio quello di lasciarsi andare, di vivere senza preoccupazioni, senza piani, senza mete, senza cercare di rendere questa avventura qualcosa che non fosse ma vivendola a braccia aperte.

 


Che fine ha fatto Zuppiero, dopo la prima vignetta sparisce dal vostro racconto se non per essere nominato un paio di volte.

Zuppiero effettivamente manca molto all’interno della parte scritta del Tribro, ma è invece super presente all’interno dei vlog di viaggio. Il motivo è: noi l’abbiamo davvero visto ogni singolo giorno di viaggio, fino a che non siamo arrivati alla fine della nostra avventura a Capo Soya. Ma durante i primi giorni di viaggio, eravamo convinti fosse un caso, una coincidenza. Semplicemente, ogni giorno vedevamo un falco e scherzavamo dicendo che fosse lo stesso. E’ stato forse dopo un paio di settimane che ci siamo resi conto che davvero, lo vedevamo ogni singolo giorno. A quel punto, i primi blog erano già usciti e non riuscivo a trovare un momento per introdurre questa storia. Abbiamo così deciso di parlarne sempre nei vlog, ma di non parlarne nei blog. Quando si è trattato di rilavorare e unire tutti i blog insieme per creare il testo del Tribro, ho deciso di non aggiungere dettagli alla narrazione perché volevo fosse un racconto il più sincero possibile. 

 


 

 

Nik qual è la foto che avresti voluto fare e ti sei perso?

Ce ne sono sicuramente molte, ma senza ombra di dubbio: tutte quelle che avrei voluto fare nelle zone interne di Gunkanjima, nella zona non visitabile ufficialmente. Gli edifici abbandonati e pericolanti dell’isola sono INCREDIBILI ma non si possono visitare per nessuna ragione. Erano anni che speravo di poterci andare e una volta arrivati e scoperto che l’unico modo di andarci legalmente era tramite un piccolo tour, mi sono chiesto se valesse la pena rischiare di farsi arrestare andando di frodo oppure lasciare perdere e visitarla solo tramite il tour ufficiale. Nonostante la delusione cocente, penso di aver preso la scelta giusta. 

 


Quale strumento avete suonato durante la vostra jam session improvvisata?

Io ho suonato assolutamente l’unico strumento che conosco: le percussioni. All’interno del “Wani To Sai” di Dogo, c’erano chitarre, shamisen, bassi, djambe e percussioni varie. Sio ovviamente si è lanciato sulle chitarre, io sugli Djambe, e insieme alle altre persone che abbiamo conosciuto lì, abbiamo suonato per un po’! 

 


Davvero vi hanno proposto le figlie in mogli??? Ma siete gaijin!!!

Ebbene si, ma non penso facessero proprio sul serio! Diciamo che tutti gli amabili vecchietti con cui abbiamo mangiato e bevuto in quel piccolo villaggio di montagna ci hanno mostrato le foto delle loro figlie single chiedendoci se le volevamo sposare :) Classica goliardia indotta dall’alcol. 

 

 

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