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Jessica Loputyn

06 Luglio 2018 di  Redazione

 


Quanto è difficile per un autore raccontare un’emozione nuova, un’esperienza nuova e quanto questo cambia lo stile di racconto?

Penso che lo stile di ogni autore sia influenzato dalle esperienze vissute e raccontate. Lo stile si evolve con noi quando superiamo certe situazioni, e sentiamo la necessità di raccontarne di nuove. Perciò per quanto mi riguarda, mi piace seguire la naturale evoluzione del segno, cercando di non affezionarmi ad un genere specifico, ma di essere sempre pronta a cambiare. Un filo conduttore nel nostro stile ci sarà sempre e comunque, e siamo noi stessi (e il modo in cui filtriamo la realtà).

Qual è il tuo ideale femmineo e come tenti di coniugarlo nella tua vita?

Tendo a non avere ideali e a rimanere sempre aperta al cambiamento (per ricollegarmi alla prima domanda). Anche le mie protagoniste (attraverso cui esprimo il punto di vista femminile) sono cresciute e mutate negli anni. Proprio la ricettività, l'apertura e la creatività sono per me caratteristiche femminili. Sempre in cambiamento, come l'acqua.

Hai fatto della tua apparenza pubblica un’opera d’arte strutturando movenze abiti e relazioni con gli altri, da dove nasce questa esigenza e con chi esce fuori la vera Jessica?

Sono sempre io! Come tutti, ho una maschera per ogni occasione, ma c'è sempre qualcosa di vero. Quelle stesse maschere vengono pur sempre da me, così come quelle che uso per creare ogni personaggio. La vera me stessa è l'insieme di tutte.

 

Qual è il tuo ideale maschile?

Idem come sopra, non sono legata agli ideali. Nelle mie storie, il maschio (non inteso come "uomo", ma come "energia maschile") è contrapposto al femminile: attacca e agisce anziché ricevere, sa sempre quello che vuole, è distruttivo anziché creativo. E mentre lo descrivo mi innamoro!

Hai una fortissima memoria fotografica quanto è stata utile nel costruire il tuo stile?

Penso che saper osservare sia necessario per saper disegnare. Identificare e ricordare i dettagli importanti di un insieme, permette di creare una sintesi che trasmetta la sensazione originale del luogo o della persona che si vuole raffigurare.

 

Qual è l’opera che ti è costata di più fare?

In termini di impegno sicuramente Francis, perché tenevo molto alla storia e volevo che la resa fosse il più fedele possibile a come l'avevo pensata. Ovviamente in corso d'opera ho dovuto sacrificare scene e trovare espedienti narrativi, per rendere il tutto più comprensibile. Ma alla fine ne sono comunque soddisfatta anche se è stato un lavoro lungo e faticoso.

 

Quali sono i limiti e i vantaggi del collaborare con un collega alla creazione di un volume?

 Lavorare con un collega è stata un'esperienza nuova per me. Tendo creare volumi che hanno una forte impronta intimista e quasi autobiografica quindi mi occupo necessariamente di tutto. Nel caso del Canto delle Onde è stata una sfida affezionarmi e fare miei i personaggi di Marco Rincione. Certo il lavoro è stato facilitato dal fatto che lui ha creato la storia appositamente per me e che è un collega che ammiro molto.

Hai detto che per te il mondo inquina l’innocenza, ma nei tuoi racconti c’è sempre un’innocenza violentata, ancora di più sottolineata dallo stile grafico fortemente idealizzato e manierista.

L'ambiente inquina l'innocenza, ma non inteso in senso negativo. È necessario assorbire per diventare complessi, assorbire e filtrare il bene come il male. Anche quando non siamo pronti: i cambiamenti che arrivano dall'esterno sono molto spesso violenti. È proprio questa sensazione che mi piace descrivere e approfondire, perché mi aiuta ad andare avanti.

Che genere di libri ti piacciono? Che caratteristiche devono avere i libri per essere da te considerati opere d’arte?

Mi piacciono i libri mattoni e noiosi :( Saggi di psicologia e parapsicologia sono la mia droga, ma ogni tanto stacco per non diventare noiosa. E allora leggo Dostoevskij perché è molto più leggero e divertente! A parte gli scherzi (cioè, mi piacciono davvero queste cose), mi affeziono ai libri, alle storie, ai fumetti tanto più sono sinceri e meno commerciali. A costo di essere difficili da interpretare, purché restino fedeli a sé stessi.

 

Cosa ti piace di te e cosa invece cambieresti?

Non mi piace niente e non cambierei niente.

 Cosa è la competizione per te?

Siccome sono piuttosto debole, la competizione per me è più che altro fonte di stress.  Anche se capisco chi la considera un modo per migliorarsi etc., per come sono fatta cresco più "rigogliosa" quando mi concentro sul mio lavoro. Guardandomi attorno, sì, ma cercando di non sentirmi mai migliore o peggiore, semplicemente identificando ciò che mi piace. Penso di aver risposto sinceramente, eppure mia nonna dice che da piccola volevo solo vincere.

 

Cosa è il bello e come fai a coniugarlo con il racconto della verità?

La verità stessa è "il bello" per me. Anche quando è "brutta".

 Cosa è l’amore?

Ho la sensazione che il mio cane lo sappia ma non voglia dirmelo.

 Progetti futuri?

Ho tante storie in mente, ma sto ricostruendo il mio stile. Sono in una fase di cambiamento... La mia risposta non è assolutamente un modo per eludere l'uscita di Cotton Tales 2, non temete!

 

 

 

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