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Uno Sguardo al futuro

27 Luglio 2018 di  Alessandro D'Atri

Giunti al termine dell’analisi in dettaglio dei singoli elementi che compongono il bilancio, è il momento di tirare le somme, riepilogare quanto visto finora e provare a capire (e immaginare) quale futuro si prospetti per il mercato del Fumetto, in Italia e fuori.

Contrariamente a quanto fatto finora, questa volta non partiremo da un numero, bensì da un assunto che si può dire abbia praticamente la stessa fondatezza di un teorema: le persone hanno bisogno di storie. Si tratta di una necessità atavica, che spesso ci immaginiamo essere nata in una grotta tra i gemiti gutturali dei cavernicoli intorno al fuoco, evolvendosi poi fino alle più moderne forme di comunicazioni dell’era contemporanea, e che continuerà a cambiare e ad adattarsi a un tempo che sembra scorrere sempre più velocemente. 

Eppure, nonostante l’incessante mutamento dei modi in cui le storie vengono narrate, i mezzi di comunicazione più tradizionali si ostinano a sopravvivere, resistendo anche alle crisi più profonde. Ne sono fulgidi esempi il teatro o i libri, e anche il fumetto stesso, che nonostante inizi ad avere i suoi anni sulle spalle è riuscito a mantenersi ancora un linguaggio giovane e dinamico, continuando a nutrire ed appassionare un vasto pubblico che addirittura si allarga, invece di scemare.

Per capire la direzione che potrebbe prendere il segmento dell’editoria fumettistica italiana, ripartiamo dal risultato delle analisi effettuate in precedenza. Il quadro emerso è quello di entrate crescenti derivanti dalla vendita degli albi, con un mercato che diviene ogni anno più frammentato per numero di editori e di prodotti. Spostandoci dai ricavi ai costi, la situazione diventa un po’ meno rosea: il loro aumento è infatti proporzionalmente maggiore di quello dei ricavi, generando così un’erosione dei margini, le cui motivazioni sono presumibilmente da ricercare nella frammentazione delle aziende e dei prodotti. Ad esempio, a parità di ricavi, vendere 30 copie di un volume frutterà più margine rispetto a venderne 10 di 3 volumi diversi, perché si sarà sostenuto il costo di creazione di un volume solo invece di 3. Analogamente, un editore che vende 30 volumi guadagna più di 3 editori che ne vendono 10 l’uno, perché risparmia sui costi generali che devono essere sostenuti. Come già segnalato in un articolo precedente, e come sta già avvenendo, un possibile scenario futuro potrebbe essere quello della fusione tra editori piccoli, o l’acquisizione di società di dimensioni ridotte da parte di quelle medio-grandi. Ciò è in parte dovuto al fatto che, mentre alcuni editori storici hanno una situazione finanziaria stabile e consolidata, quelli più piccoli o più giovani si trovano ad avere una struttura del debito che, pur essendo sana, è meno sicura e più esposta a potenziali shock di mercato. Alla luce dell’ingresso nell’editoria fumettistica di player più grandi come Feltrinelli o Mondadori, che hanno alle spalle la copertura finanziaria dei gruppi di cui fanno parte, si potrebbe pertanto manifestare il rischio che un’ulteriore saturazione del mercato e frammentazione delle vendite renda più difficile la vita ai piccoli attori che non hanno la potenza di fuoco dei grandi.

Prima di arrivare ad una conclusione su cosa possiamo aspettarci dal futuro, ritengo altresì necessario soffermarsi a riflettere sulle aspettative relative ai principali canali di distribuzione, partendo da un quesito: il futuro del fumetto è cartaceo o digitale? In un’epoca in cui sembra passare tutto tramite smartphone, in Italia il fumetto sembra rappresentare un’eccezione. Nonostante gli investimenti e i molteplici tentativi di sviluppo del mercato web, sembra che il pubblico continui a preferire la bellezza dell’oggetto cartaceo. È presto per dire se tale approccio permarrà, o se le nuove generazioni di nativi digitali segneranno la lenta fine dei volumi cartacei, ma rimane il fatto che la distribuzione delle copie fisiche continui ad avere un peso estremamente rilevante. 

Partiamo dall’edicola, immancabile punto di riferimento per i lettori tradizionali. La crescita dei fondi per resi evidenziata nell’analisi dello stato patrimoniale è un oggettivo indicatore della crisi del canale, che per sua natura esige costi distributivi rilevanti (tiratura elevata, intermediazione del distributore, etc.). Con un trend dei ricavi che sembra essere in continua discesa, a cui corrisponde la necessità di mantenere una tiratura elevata per coprire in modo capillare il mercato, questo canale distributivo rischia di virare su una marginalità negativa. In aggiunta a ciò, è necessario anche fare i conti con la crisi dell’edicola in senso generale, con un trend di chiusura che continua a peggiorare anno dopo anno.

Per un canale che soffre ce n’è però uno che migliora: sono le librerie, dove aumenta sempre di più lo spazio dedicato ai fumetti, complice anche un lento riconoscimento del mezzo di comunicazione come “adulto” e non più come una semplice “cosa da bambini”. Un ruolo chiave nello sviluppo di questa piattaforma di vendita è la possibilità di effettuare il reso, garanzia che non è invece appannaggio delle fumetterie, costringendole di fatto a mantenere in negozio un catalogo limitato principalmente ai volumi mainstream, rendendo più ardua la diffusione di opere di nicchia o meno conosciute. Ciò è vero soprattutto per esercizi piccoli e locali, mentre quelle più grandi e solide sono in grado di acquistare maggiore materiale e presentare un tipo di offerta più completo. C’è da chiedersi se questo miglior trattamento per le librerie porti un beneficio per il settore in generale, o se gli editori e i distributori siano miopi di fronte al rischio di perdere quello che storicamente è il canale più attento al cliente, in grado di consigliare ed istruire i lettori vecchi e nuovi sulle ultime novità, indirizzandoli e guidandoli nell’acquisto. Nonostante l’esplosione della graphic novel e del “fumetto di autore”, il genere più acquistato in fumetteria rimane ancora il manga, che è forse il genere con la quota maggiore di volumi venduti su questo canale rispetto agli altri.

Di sicuro, ciò che accomuna librerie e fumetterie è la sempre maggiore presenza di eventi di presentazione degli albi, che danno modo al pubblico di incontrare i propri beniamini e ricevere una copia con dedica personalizzata. La sempre maggiore possibilità di conoscere chi c’è dietro alle storie è anche alla base del boom che il settore fieristico sta avendo negli ultimi anni, complice anche lo sdoganamento della cultura Geek e l’esplosione dell’interesse per mondi tangenti al fumetto (cosplay, movies, serie tv, gaming, addirittura ritorno in auge dei giochi da tavolo). 

Ad oggi è difficile capire se si tratti di un trend destinato a consolidarsi o di una bolla che scoppierà con la prossima moda, ma rimane il fatto che il ruolo dell’autore “in carne ed ossa” è un ottimo deterrente contro la concorrenza della distribuzione elettronica. Amazon e il settore dell’e-commerce sono in fortissima espansione, e i fumetti sono un prodotto standard che ben si presta all’acqusito on-line: il contributo fisico dell’autore diviene quindi un traino determinante per i canali tradizionali, un po’ come lo sono i concerti per il settore musicale. In parallelo al drastico calo delle vendite della musica “fisica” (cd, dvd e lp) abbiamo avuto modo di osservare un sensibile aumento del costo delle performance live: che qualcosa di simile possa verificarsi anche per il fumetto, dando vita ad una nuova modalità di ottimizzazione del profitto? Un esempio di azione già svolta in tal senso è la possibilità di ricevere degli extra (come una stampa esclusiva) acquistando direttamente in preordine dal sito dell’editore, oppure la possibilità di partecipare all’estrazione di un originale dell’artista.

Fermo restando quanto già detto, per completare la riflessione su dove il mercato del fumetto sta andando, vorrei prendere come spunto due parole chiave: interconnessione e crossmedialità. La prima invita a pensare a come ormai tanto la ricerca degli artisti da parte degli editori quanto la diffusione del fumetto abbiano abbattuto sempre di più le barriere nazionali. Internet e i social permettono un fluire libero dei talenti, e la possibilità di tradurre un lavoro in più lingue, moltiplicandone la diffusione su mercati stranieri, rende possibile abbattere i costi di realizzazione del fumetto (tradurre costa meno che creare da zero), permettendo quindi all’editore di realizzare un maggiore margine.

Analizzando la questione in senso più ampio, questa caduta delle barriere globali si va ad intersecare con la sempre crescente commistione tra il fumetto ed il mondo dell’intrattenimento video cinematografico o seriale. Come abbiamo detto all’inizio, l’uomo ha bisogno di storie, e anche se cambia il mezzo con cui queste vengono raccontate, la loro bellezza rimane immutata. L’acquisizione di Marvel da parte di Disney o il matrimonio tra Netflix e Millarworld sono solo due degli esempi del nuovo ruolo che stanno rivestendo i fumetti nei confronti dei colossi dell’entertainment. È interessante notare l’evoluzione che si è avuta in tal senso, passando dalla mera trasposizione dei fumetti su video alla creazione di serie animate/film con archi narrativi paralleli al fumetto, fino alla nascita di progetti pensati per essere sviluppati su entrambi i media. Chissà che anche in Italia (dove peraltro questa modalità è già stata sperimentata) non si inizi a lavorare in tal verso, vedendo i personaggi migrare dalle pagine allo schermo. Ciò acclarerebbe la nascita di un modello produttivo completamente nuovo, con la possibilità di permettersi addirittura margini negativi dalla vendita dei fumetti, compensati da quelli ben più appetitosi realizzati dalle altre linee di business (serie tv, merchandising, parchi divertimento, etc.). Che sia questo lo scenario che mi troverò a analizzare fra qualche anno? Aspettiamo, e vedremo.

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