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Lorenzo tra le nuvole

01 Febbraio 2018 di  Redazione

Lorenzo buongiorno! Su di te iniziano già a girare leggende metropolitane come sui grandi miti: è vero che non dormi mai o molto poco?

 

Buongiorno! Sicuramente è Antonucci che ha fatto la spia, dice spesso: “il Palloni non dorme, va in stand by”. In realtà non ho bisogno di dormire molto, è vero, soprattutto durante le fiere. Ore piccole e necessità di stare sul pezzo. Ultimamente però ho imparato a dormire di più, scremando le ore di pausa e incrementando quelle di produzione. Non penso intaccherà la mia concentrazione. Unico superpotere che continuo ad avere: aprire gli occhi ed essere subito effettivamente sveglio. Nessun rincoglionimento, se non dopo serate dinamiche, diciamo.

 

Frutto di questo continuo operare sono: Esatto, Mooned, Un lungo cammino, Ubuntu, The Paganos, pubblicati dal collettivo Mammaiuto da te fondato, The corner, pubblicato da Rizzoli, Scary Allan Crow edizioni inkiostro. Sei un blogger: el mondo non gira e il cugino, hai vinto diversi premi e pubblicato in Francia. Cos'altro hai deciso di fare come scusa per non dormire?

 

Altri fumetti finché non divento polvere.

Al momento sono al lavoro su due sceneggiature (una per Martoz, per un libro in uscita con voi bravi ragazzi di Shockdom, e una per Laura Guglielmo per un libro in uscita nel 2019 in Francia, per Editions Akileos); un libro da autore unico per Oblomov; un libro per Mammaiuto scritto da Samuel Daveti e diverse decine di storie brevi. E poi la sceneggiatura del film di “Un Lungo Cammino”, su cui io e Sam siamo al lavoro insieme alla casa di produzione Brandon Box. In tutto questo metteteci i tour per le presentazioni dei libri in uscita e l’editing sui progetti da sceneggiatore in corso di disegno (“The Desolation Club” con Vittoria Macioci, “Timed: 365” con Paolo Castaldi).

Insomma, di scuse ne ho.

 

Qual è stato il progetto che ti è piaciuto di più fare e quello che ti ha disturbato di più?

“Mooned” è la storia più soddisfacente e intensa che abbia mai affrontato, forse perché quello che ho raccontato sono io al 100%. Continuerei adesso, subito, le avventure di Rico Ferris e compagni, mi spuntano idee ogni attimo. Ma la storia è finita, e sento che è giusto così, per quanto mi sia piaciuto raccontarla. Invece “Scary Allan Crow”, libro uscito per Edizioni Inkiostro e ideato con Dj Aladyn, è stato realmente disturbante: è il mio primo horror, mi sono concentrato sulla necessità di sofferenza dei personaggi, e ogni volta che una svolta narrativa avrebbe potuto ispirami pietà, dovevo sopprimere l’istinto di misericordia nei confronti dei protagonisti e ribaltarlo. Faceva male, per certi versi. Ma il libro venuto molto bene, provo profondo orgoglio per quella storia.

Cosa è più difficile essere tua madre, tuo padre, un tuo amico o la tua compagna?

Mia mamma. Vivendo lontana da La Spezia, dove abito al momento, a volte mi scordo di chiamarla e poi me la fa pesare. E mi scoccia che abbia ragione, il fatto che devo pensare a casa, studio, lavoro, amici, non amici, affitto, spesa da fare non è una scusa. I fumetti ti mangiano la vita, ma anche il contorno non scherza.

Come è stata la tua breve esperienza all'università e perché hai deciso di abbandonarla?

L’esperienza è stata bellissima al 70%, inutile per il restante 30%. Da quel 70% ho ricavato una decina di storie e una manciata di aneddoti che spaccio agli amici per darmi un tono, per questo mi è risultata utile. Ma non avrei mai portato a termine un percorso che, sul momento e col senno di poi, è senza scopo per me. Se non posso raccontare storie per vivere, non posso fare altro. Avrei sempre dato la precedenza a questo, quindi farlo effettivamente per lavoro ora è un privilegio, ma anche una necessità. I pensieri su com’è strutturata male l’università e quanto poco serva ad un essere umano in assoluto ve li dico la prossima volta.

Nell'arte figurativa cosa ti colpisce di più il tratto o i colori di un'opera?

La narrazione che esprime. Non mi interessa molto altro. Il calore e la vita che ne percepisco, forse, ma ciò che mi racconta in primis.

Quali libri hai amato? Quali quadri?

Infiniti, sia libri che quadri. Ne butto lì un paio giusto perché mi vengono in mente per primi: fra i libri “La Conquista dell’Inutile” di Werner Herzog; fra i quadri “Nighthawks” di Edward Hopper.

Cosa fai per rilassarti e per riuscire a dormire la notte? Anzi, cosa dovresti fare?

Film, serie, libri, fumetti: fruisco cose. E se non funziona vado a correre come un pazzo e mi stanco un bel po’. Dovrei prendermi meno impegni e avere meno ansia. Dormirei come un sasso.

Cosa è l'odio per te?

 Il mio collega e coinquilino Ravazzani è solito dire che l’odio è la cantina dell’anima.

 Cosa è l'amore?

 Il mio collega e coinquilino Ravazzani è solito dire che l’amore è la soffitta dell’anima.

 Cosa non sopporti negli altri? C'è un atteggiamento che ti irrita?

La pigrizia e l’indolenza sono due atteggiamenti che mi impediscono di apprezzare del tutto una persona. Questo ovviamente perché se non mi divertissi come un pazzo a fare i fumetti, io stesso sarei pigro e indolente. Al solito ciò che più ti irrita è ciò che sai di te ma che non vorresti mai ammettere, e invece.

Cosa ti commuove degli esseri umani?

Il luccichio negli occhi quando fanno un mutuo trentennale.

Quanto è importante capire gli altri e quanto è invece importante capire se stessi per poter creare un'opera?

Prima capisci gli altri, poi masticando, ingoiando, digerendo e buttando sul foglio le informazioni e le storie che ne escono, capisci te stesso. Tutto, tutto, tutto è autoanalisi.

 

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