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Uno sguardo ai ricavi

13 Marzo 2018 di  Alessandro D'atri

Il titolo di questo articolo lascia poco spazio a dubbi sull’argomento, e pone al centro dell’attenzione uno dei temi nodali dell’analisi economica del fumetto italiano: i ricavi, ovvero il dato che più di ogni altro può dare un’idea dell’effettiva dimensione del mercato, e di come questa muti nel tempo.

È bene iniziare subito operando una distinzione tra le diverse categorie di ricavi, per capire cosa queste rappresentino per un’azienda. Per semplicità, limiteremo l’approfondimento esclusivamente agli elementi significativi per l’analisi.

La categoria principale e più rilevante è il valore della produzione, ossia il risultato di ciò che viene prodotto nell’anno dall’impresa. Si tratta di una categoria vasta, che spazia dalla vendita dei beni o servizi tipici dell’azienda al valore generato facendo delle migliorie sugli immobili di proprietà. Per non disperdere il discorso, è sufficiente porre l’attenzione sulle categorie rappresentate nei bilanci delle case editrici:

  • Ricavi di vendita: corrispondono alla voce A1 del bilancio, e rappresentano la categoria principale, ossia quella dell’attività tipica dell’azienda. Nel nostro caso, l’attività tipica non si limita solo ai fumetti, ma include tutto ciò che gli è direttamente collegato: gadget, diritti sui personaggi, etc.
  • Variazione delle rimanenze di prodotti: definito nella voce A2 del bilancio, serve a quantificare se c’è stato un incremento o una riduzione del magazzino. Questa voce presenta una sorta di “omologa” all’interno dei costi, relativamente alle materie prime. Dato che diverse società utilizzano metodi diversi per rappresentare in bilancio il magazzino, non sarebbe corretto fare un’analisi del dato totale del mercato, perché rischierebbe di presentare un risultato fuorviante.
  • Altri ricavi: si trovano alla voce A5 del bilancio, e raggruppano in maniera residuale tutti quei ricavi operativi non ricompresi nelle altre voci. Un esempio classico è quello dell’affitto di un immobile posseduto dalla società o della produzione di energia da pannelli solari montati sul tetto dell’ufficio (sempre che queste non siano le attività primarie dell’azienda).

Meno rilevanti (almeno quando si parla di fumetto) sono altre due categorie di ricavi che non fanno riferimento alla gestione del business vero e proprio:

  • Proventi finanziari: sono i ricavi derivanti da attività di tipo finanziario della società (interessi sul conto corrente, investimenti, ricavi da titoli di stato, eccetera).
  • Ricavi straordinari: per darne una definizione semplificata, è una categoria che racchiude tutto ciò che non fa riferimento alla gestione operativa dell’impresa nell’anno in corso. Si tratta di una categoria per certi versi “imprevedibile”, che non impatta sulla nostra analisi.

In linea con il precedente articolo, l’analisi riguarderà il dato aggregato delle 13 principali case editrici italiane. Osservando la tabella, appare subito evidente che la voce principale è rappresentata dai ricavi di vendita.

Nel complesso, la voce si è mantenuta stabile nel triennio, con il calo registrato tra il 2014 e 2015 (-1,3%, circa €730mila) parzialmente compensato dall’aumento dello 0,4% registrato nell’anno successivo (+€230mila circa). Dare uno sguardo più da vicino non è semplice, perché una suddivisione dei ricavi di vendita per categoria non viene purtroppo inclusa in tutti i bilanci. Tuttavia, analizzando nel dettaglio le note ai bilanci (limitatamente a quelle che forniscono maggiori informazioni sulla composizione dei ricavi), sembra emergere che la piccola flessione osservata sia il risultato dell’effetto combinato di due componenti dei ricavi di vendita:

- i ricavi da cessione di diritti d’autore, che si riducono di circa 3,5 milioni di euro e

- i ricavi di vendita di albi e libri, che aumentano di circa 3 milioni di euro (nota: all’interno di questo dato potrebbero esserci altre voci non meglio dettagliate nei singoli bilanci, come ad esempio il merchandising).

Sembrerebbe quindi che, nonostante la flessione generale osservata nei ricavi di vendita, il fatturato generato da albi e libri sia notevolmente aumentato, segnale di un mercato che, nel suo complesso, è in crescita. C’è inoltre un ulteriore punto a cui prestare attenzione, come evidenziato dal grafico sotto, che illustra la distribuzione della quota % di mercato dei ricavi di vendita dei singoli editori.

Il grafico va letto nel seguente modo: per ogni anno gli editori vengono messi in ordine decrescente per ricavo, e per ognuno si calcola, in percentuale, quanto pesa la sua quota di ricavi sul totale dei ricavi del settore (nota: con questo metodo è possibile che allo stesso numero, in anni diversi, corrispondano editori diversi).

Il grafico mostra che, dal 72,6% del mercato in mano ai primi 3 editori nel 2014, si è passati al 67,2% del 2016. È un dato interessante, che letto insieme alla crescita della vendita di albi e libri potrebbe avere diverse interpretazioni: gli editori piccoli stanno rosicchiando quote di mercato a quelli più grandi? L’aumento di ricavi generale del settore è concentrato più sui piccoli che sui grandi? Oppure si sta creando un nuovo pubblico di lettori, che prima non compravano e ora sono attratti da un’offerta più variegata, e acquistando fanno crescere i volumi di mercato in generale?

Purtroppo i numeri non possono dare tutte le risposte, e per indagare più a fondo sui risultati di questa analisi sarebbe opportuno effettuare un diverso tipo di studio, che vada ad analizzare e classificare il pubblico, capendone i trend e i comportamenti.

Tornando ai dati, e appurato che con oltre il 90% del totale i ricavi di vendita rappresentano la quota più rilevante, spostiamoci sulle altre voci della tabella. Abbiamo già detto del perché non entreremo nel dettaglio della variazione delle rimanenze e dei ricavi straordinari, mentre gli altri ricavi (circa il 2,6% del totale) rimangono stabili nel triennio. Restano i proventi finanziari, che pur avendo un peso inferiore lasciano spazio ad un’interessante riflessione, legata al discorso della gestione della liquidità (che affronteremo meglio quando analizzeremo le fonti di finanziamento e gli asset delle società).

In un periodo di tassi di interesse bassi, gli editori che hanno liquidità preferiscono investire in prodotti a basso rischio e rendimento (deposito conto corrente, obbligazioni, fondi di investimento, etc.), piuttosto che in progetti che abbiano un rischio più elevato, come ad esempio nuove pubblicazioni più rischiose, o acquisizione di editori di dimensioni più contenute. Ci troviamo oggi in un mercato caratterizzato da un ampio numero di piccole realtà emergenti, con un trend di nuovi editori (o nuove collane sviluppate da editori di libri interessati al mercato del fumetto) che al momento continua ad essere in espansione. Pertanto non è da escludere che, quando il mercato arriverà a saturazione, i soggetti più grandi e finanziariamente più solidi possano iniziare ad assorbire le realtà minori, o che diverse realtà più piccole inizino a fondersi per creare soggetti più grandi, ridisegnando così lo scenario dell’editoria fumettistica nostrana (come l’appena annunciata operazione tra Editrice il Castoro e Tunuè). O, perché no, anche internazionale…

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