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Immagino sappiate tutti cos’è questa ICE BUCKET CHALLENGE, probabilmente anche voi starete assistendo esterrefatti a decine e decine di VIP che si fanno prendere a secchiate d’acqua in favore della lotta contro la SLA. Girano anche dei video con Patrick Stewart che anziché inondarsi di acqua gelida si mette il ghiaccio nel bicchiere e si beve lo scotch, e qualche credulone ha pure pensato di dire che “in origine era così, o secchiata o donazione, non entrambe le cose”. In verità basta un giro su wikipedia per scoprire che la cosa è stata partorita da molteplici associazioni, trasmissioni e blogger negli USA (non si capisce bene chi sia stato il primo) e che le modalità cambiano a seconda di chi ti lanci la sfida. In una versione la secchiata potevi risparmiartela donando, in un’altra era obbligatoria solo se donavi almeno 10$ e in un’altra ancora dovevi secchiarti e poi donare.

Su iniziativa di alcuni amici fumettisti, è stata lanciata anche nell’ambito del fumetto una sfida analoga con le sue regole: a farsi prendere a secchiate devono essere non gli autori ma i personaggi dei fumetti. Dopo qualche giorno, sono stato nominato. Siccome nutrivo forti perplessità sul fatto che la cosa servisse davvero a far arrivare qualche soldo all’AISLA, ho deciso di aggiungere qualche piccola “modifica”. In pratica ho annunciato che in serata avrei fatto la doccia gelida a uno dei miei personaggi, ma che il personaggio in questione sarebbe stato Alonso (l’orsacchiotto di The Author per chi non lo conosce). Però, chiunque avesse fatto una donazione all’AISLA avrebbe potuto postare la ricevuta e chiedere di far fare la doccia a un’altro personaggio al posto di Alonso.

Risultato: una ventina di lettori hanno postato le loro ricevute, così come io avevo postato la mia, e sono stati loro a decidere che (indovina indovina) a prendersi una secchiata di ghiaccio sarebbe stata Baba Yaga. Siccome non mi andava di lasciare a bocca asciutta chi aveva donato e poi votato per il secondo classificato, ho realizzato anche Zedret. Spero in questo modo di aver dato un senso al tormentone. Da quel che leggo sulla pagina Facebook dell’AISLA, pare che stiano raccogliendo davvero tanti fondi. Forse c’è speranza nell’umanità.